Introduzione al microbiota umano
Le comunità microbiche e la loro importanza per l’organismo umano
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha intensificato gli studi sulle comunità microbiche che vivono in associazione con l’organismo umano. In questo ambito, progetti di grande portata come lo Human Microbiome Project e il MetaHIT (Metagenomics of the Human Intestinal Tract) hanno rappresentato una svolta fondamentale, permettendo di analizzare in modo più approfondito il ruolo dei microrganismi che colonizzano il corpo umano e le loro interazioni con l’ospite.
Questi studi hanno preso in esame principalmente quattro distretti corporei caratterizzati da un’elevata colonizzazione microbica: cavità orale, intestino, vagina e pelle. Tra questi, il microbiota intestinale ha suscitato particolare interesse per le sue importanti implicazioni fisiologiche e cliniche.
L’intestino umano rappresenta un ambiente estremamente ricco e complesso, popolato da una vasta comunità di microrganismi simbionti. Questo ecosistema comprende trilioni di microrganismi appartenenti a numerosi phyla batterici e a centinaia o migliaia di specie differenti, che nel loro insieme costituiscono il microbiota intestinale (Adak A. et al., 2019).
L’insieme del patrimonio genetico di questi microrganismi prende invece il nome di microbioma. Dal punto di vista genetico, il microbioma possiede una quantità di geni enormemente superiore rispetto al genoma umano, arrivando a essere circa 150 volte più ampio, a testimonianza della straordinaria complessità e del potenziale funzionale di questo ecosistema microbico (Qin J. Et al., 2010).
Distribuzione del microbiota lungo il tratto gastrointestinale
Variazioni della composizione microbica lungo stomaco, intestino tenue e crasso e fattori ambientali che ne modulano la densità e il ruolo funzionale
Il tratto gastrointestinale è organizzato in diverse sezioni con caratteristiche anatomiche e funzionali specifiche: stomaco, intestino tenue e intestino crasso. Ciascun distretto presenta condizioni ambientali differenti come il pH, la disponibilità di ossigeno, la velocità di transito e la presenza di secrezioni. Tutto ciò influenza profondamente la composizione e la densità delle comunità microbiche residenti.
In passato lo stomaco era considerato un ambiente sterile a causa dell’elevata acidità e dei meccanismi di difesa gastrici. Studi successivi hanno invece dimostrato la presenza di microrganismi acido-tolleranti e la scoperta di Helicobacter pylori ha contribuito a ridefinire il ruolo del microbiota gastrico. Molti batteri presenti nello stomaco derivano dalla cavità orale e appartengono principalmente ai phyla Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria, Fusobacteria e Proteobacteria.
L’intestino tenue, suddiviso in duodeno, digiuno e ileo, è coinvolto soprattutto nei processi di digestione e assorbimento dei nutrienti. La densità batterica è relativamente bassa nelle porzioni prossimali, a causa della presenza di bile, enzimi digestivi e del rapido transito del contenuto intestinale, mentre aumenta progressivamente verso l’ileo, dove la composizione microbica inizia a somigliare a quella del colon.
L’intestino crasso rappresenta la regione con la più alta concentrazione di microrganismi. Qui avvengono importanti processi fermentativi dei residui alimentari non digeriti. Il microbiota è dominato principalmente dai phyla Firmicutes e Bacteroidetes, il cui rapporto è spesso considerato un indicatore dello stato di salute dell’ospite (Adak A. et al., 2019).
Sviluppo del microbiota nel corso della vita
Colonizzazione, maturazione e stabilizzazione del microbiota dalla nascita all’invecchiamento e il loro impatto sulla salute
Il microbiota umano si sviluppa in stretta relazione con l’ospite fin dalle prime fasi della vita e continua a evolvere lungo tutto il corso dell’esistenza. La colonizzazione microbica inizia intorno alla nascita ed è influenzata da diversi fattori, tra cui modalità di parto, ambiente materno e tipo di alimentazione nei primi mesi di vita. In particolare, il parto vaginale e l’allattamento al seno favoriscono l’instaurarsi di una comunità microbica intestinale più ricca di batteri benefici come Bifidobacterium e Lactobacillus (Adak A. et al., 2019)
La composizione del microbiota si stabilizza progressivamente nei primi anni di vita, raggiungendo una struttura simile a quella adulta intorno ai 3–5 anni (Bäckhed F. et al.,2015). Nell’età adulta tende a rimanere relativamente stabile, anche se può essere modificata da fattori come dieta, uso di antibiotici, stress e condizioni patologiche. Con l’invecchiamento si osservano cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale: alcune variazioni microbiche sono state associate alla longevità e a un invecchiamento sano, mentre alterazioni dell’equilibrio microbico possono contribuire a processi infiammatori legati all’età (Franceschi C. et al., 2017).
Influenza della genetica e della posizione geografica
Effetti della genetica, dello stile di vita e della posizione geografica sulla composizione e la diversità del microbiota intestinale
La genetica dell’ospite può influenzare in parte la composizione del microbiota intestinale e alcuni aspetti metabolici; tuttavia, la maggior parte delle evidenze indica che fattori ambientali e stile di vita hanno un impatto maggiore rispetto alla componente genetica (Rothschild D. et al., 2018). Anche la posizione geografica contribuisce a determinare differenze nella composizione del microbiota, principalmente attraverso variazioni nella dieta, nello stile di vita e nell’ambiente.
Funzioni del microbiota intestinale
Funzioni metaboliche, protettive, strutturali e neurologiche del microbiota e il suo ruolo nell’omeostasi intestinale e nella comunicazione intestino-cervello
Il microbiota intestinale contribuisce alla salute dell’organismo svolgendo funzioni metaboliche, protettive, strutturali e neurologiche.
Funzione metabolica del microbiota
Dal punto di vista metabolico le fibre non digeribili raggiungono il colon dove vengono fermentate dai microrganismi intestinali producendo acidi grassi a catena corta (SCFA), principalmente acetato, propionato e butirrato. Questi metaboliti nutrono i colonociti e contribuiscono al mantenimento dell’omeostasi intestinale (Adak A. et al., 2019).
Anche proteine e amminoacidi non completamente digeriti possono esser metabolizzati dalla comunità microbica in diversi composti bioattivi. Alcuni metaboliti possono essere utili, mentre altri come fenoli, indoli e ammoniaca, se prodotti in eccesso, sono associati a processi infiammatori e patologie intestinali (Nicholson JK. Et al., 2012).
I lipidi rappresentano un ulteriore fattore di modulazione molto importante: una dieta ricca di grassi, soprattutto saturi, può favorire condizioni di disbiosi e contribuire a stati infiammatori e all’aumento dell’adiposità.
Il microbiota interviene inoltre nel metabolismo degli acidi biliari, convertendo gli acidi biliari primari prodotti dal fegato in acidi biliari secondari e influenzando così la digestione dei lipidi e diversi segnali metabolici.
Un ruolo importante è svolto anche dai polifenoli alimentari, che vengono metabolizzati dal microbiota rendendoli più biodisponibili e biologicamente attivi, contribuendo ai loro effetti antiossidanti e antinfiammatori (Adak A. et al., 2019).
Funzione protettiva del microbiota
Il microbiota intestinale svolge una funzione protettiva fondamentale nella difesa immunitaria dell’intestino (Round JL et al., 2009). Attraverso l’interazione con il sistema immunitario mucosale, esso contribuisce a mantenere l’equilibrio tra tolleranza verso i microrganismi commensali e difesa contro i patogeni. Questo sistema di protezione si basa principalmente sulla barriera mucosale, sui peptidi antimicrobici e sulle immunoglobuline A secretorie.
Lo strato di muco intestinale, prodotto dalle cellule caliciformi, costituisce una barriera fisica che limita il contatto diretto tra i microrganismi e l’epitelio intestinale. Oltre alla funzione protettiva, il muco rappresenta anche una fonte di nutrienti per alcuni batteri commensali, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio dell’ecosistema intestinale.
Le cellule epiteliali intestinali producono inoltre peptidi antimicrobici, come defensine, catelicidine e lectine, che fanno parte dell’immunità innata e contribuiscono a controllare la crescita e la penetrazione dei microrganismi, prevenendo le infezioni (Adak A. et al., 2019).
Funzione strutturale del microbiota
Il microbiota svolge anche una funzione strutturale importante, contribuendo al mantenimento dell’integrità dell’epitelio intestinale e alla regolazione della permeabilità della barriera intestinale attraverso il controllo delle giunzioni cellulari. Fattori come nutrienti, citochine, SCFA e probiotici possono rafforzare la barriera intestinale, mentre tossine batteriche e carenze nutrizionali possono comprometterla, aumentando il rischio di infiammazione e di malattie sistemiche (Adak A. et al., 2019).
Funzione neurologica e asse intestino-cervello
Un ulteriore aspetto di grande interesse riguarda la funzione neurologica del microbiota intestinale e la comunicazione bidirezionale tra intestino e cervello, nota come asse intestino-cervello (gut–brain axis). Attraverso il sistema nervoso enterico, il nervo vago, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e diversi metaboliti microbici, il microbiota è in grado di influenzare il sistema nervoso centrale e il comportamento (Carabotti M. et al., 2015; Rhee SH. et al., 2009).
Le cellule enterocromaffini e gli enterociti producono oltre il 90% della serotonina corporea e circa il 50% della dopamina, processi in gran parte modulati dall’attività del microbiota intestinale. I microrganismi intestinali influenzano inoltre altri neurotrasmettitori e fattori neurotrofici, tra cui GABA, dopamina e noradrenalina, contribuendo alla regolazione dell’umore, della memoria, dell’apprendimento e della risposta allo stress. In particolare, gli SCFA prodotti dalla fermentazione batterica possono stimolare le cellule enterocromaffini a secernere serotonina, modulando il sistema nervoso simpatico e contribuendo al mantenimento dell’omeostasi energetica (Jessica M.et al., 2015).
Dieta e modulazione del microbiota intestinale
Impatto dei modelli alimentari, dalla dieta mediterranea alla dieta occidentale, sulla composizione microbica, metaboliti prodotti e salute dell’ospite
La dieta rappresenta uno dei principali fattori in grado di modulare il microbiota intestinale e, di conseguenza, di influenzare la salute dell’organismo. Alcuni modelli alimentari, come la dieta mediterranea e la dieta vegetariana, sono associati a effetti favorevoli sia sul metabolismo sia sulla composizione del microbiota (Bryce K. et al., 2023).
La dieta mediterranea, caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca e olio d’oliva, insieme a un consumo moderato di pesce e a un apporto limitato di carne rossa e alimenti processati (Estruch R. et al., 2018), è stata associata a miglioramenti della sensibilità insulinica, riduzione dell’infiammazione e diminuzione del rischio cardiovascolare (Gantenbein KV. et al., 2021; Katz DL et al., 2014; Esposito K. et al., 2004; Meslier V. et al., 2020). Parte di questi effetti è attribuita alla presenza di composti bioattivi, come polifenoli e acidi grassi insaturi, che possono influenzare sia il metabolismo dell’ospite sia l’attività del microbiota intestinale. Diversi studi hanno infatti evidenziato che questo modello alimentare favorisce l’aumento di batteri benefici produttori di SCFA (Bryce K. et al., 2023).
In contrasto con questo modello alimentare, la dieta occidentale, caratterizzata da un elevato consumo di alimenti ultraprocessati, zuccheri raffinati, grassi saturi, carne rossa e da un basso apporto di fibre, è associata a un aumento del rischio di obesità, sindrome metabolica, diabete e malattie cardiovascolari (Kopp W. et al., 2019). Questo tipo di alimentazione altera la composizione del microbiota intestinale, riducendone la diversità e favorendo la proliferazione di specie batteriche associate a stati infiammatori (Chassaing B. et al., 2015). Inoltre, alcuni componenti tipici della dieta occidentale, come additivi alimentari ed elevate quantità di proteine animali, possono contribuire alla produzione di metaboliti microbici potenzialmente dannosi, tra cui la trimetilammina N-ossido (TMAO), associata a un aumento del rischio cardiovascolare (Tang WH. et al., 2017).
Conclusioni
Sintesi del ruolo centrale della dieta e dei fattori individuali nella modulazione del microbiota intestinale e nella salute complessiva
Nel complesso, le evidenze scientifiche indicano che la dieta rappresenta uno dei principali fattori in grado di modulare il microbiota intestinale e influenzare la salute dell’organismo. Tuttavia, gli effetti della dieta sulla comunità microbica risultano spesso variabili tra gli individui, suggerendo che fattori come la composizione microbica iniziale, la genetica dell’ospite e lo stile di vita possano determinare risposte diverse agli stessi interventi dietetici (Bryce K. et al., 2023).
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Domande frequenti
Cos’è il microbiota intestinale e come si differenzia dal microbioma?
Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi presenti nell’intestino, mentre il microbioma è l’insieme del loro patrimonio genetico, che contiene circa 150 volte più geni del genoma umano.
Come varia la composizione microbica lungo il tratto gastrointestinale?
Lo stomaco ospita batteri acido-tolleranti. L’intestino tenue ha densità microbica bassa nelle porzioni prossimali e maggiore nell’ileo, mentre l’intestino crasso presenta la più alta concentrazione microbica, dominata da Firmicutes e Bacteroidetes.
Quali fattori ambientali influenzano la distribuzione del microbiota lungo l’intestino?
pH, disponibilità di ossigeno, velocità di transito intestinale e presenza di secrezioni digestive determinano la composizione e la densità microbica in ciascun distretto.
Quando inizia la colonizzazione del microbiota e quali fattori la influenzano?
La colonizzazione inizia intorno alla nascita ed è influenzata dal tipo di parto, dall’ambiente materno e dall’allattamento al seno, che favorisce batteri benefici come Bifidobacterium e Lactobacillus.
Come evolve il microbiota dall’infanzia all’età adulta?
Nei primi anni di vita il microbiota si stabilizza progressivamente, raggiungendo una composizione simile a quella adulta intorno ai 3–5 anni. Nell’età adulta tende a rimanere stabile, anche se può essere modificato da dieta, antibiotici, stress o malattie.
In che modo la posizione geografica influisce sul microbiota?
Differenze nella dieta, nello stile di vita e nell’ambiente tra diverse aree geografiche determinano variazioni nella composizione microbica.
Quali metaboliti prodotti dal microbiota sostengono l’omeostasi intestinale?
Le fibre non digeribili vengono fermentate producendo SCFA (acetato, propionato, butirrato) che nutrono i colonociti. Anche proteine e amminoacidi non digeriti vengono trasformati in metaboliti bioattivi
Come influiscono i lipidi e i polifenoli sulla modulazione microbica?
Una dieta ricca di grassi saturi può favorire disbiosi e infiammazione, mentre i polifenoli vengono metabolizzati dai microrganismi, aumentando la loro biodisponibilità e attività antiossidante e antinfiammatoria.
In che modo il microbiota protegge l’intestino?
Mantiene l’equilibrio tra tolleranza verso i commensali e difesa contro i patogeni tramite barriera mucosale, peptidi antimicrobici e immunoglobuline A (IgA) secretorie.
Qual è il ruolo strutturale del microbiota?
Contribuisce all’integrità dell’epitelio intestinale e regola la permeabilità della barriera, proteggendo contro infiammazione e malattie sistemiche.
Come il microbiota influenza l’asse intestino-cervello?
Attraverso il sistema nervoso enterico, il nervo vago e metaboliti microbici, regola la produzione di serotonina, dopamina, GABA e altri neurotrasmettitori, influenzando umore, memoria, apprendimento e risposta allo stress.
Quali effetti ha la dieta mediterranea sul microbiota?
Favorisce batteri produttori di SCFA, aumenta la diversità microbica, riduce infiammazione e migliora parametri metabolici come la sensibilità insulinica.

